Conte di Pontecchio, nel 1524 assunse l'appalto del dazio a Bologna; dal fratello rilevò la quota da lui ereditata del palzzo di famiglia a Pontecchio e provvide a riparare i danni prodotti dal passaggio dei Lanzichenecchi nel 1527. Nel 1543 vi ospitò degnamente il papa
Paolo III.
L'epigrafe recita che Ludovico Roscio, figlio di Mino, nel 1538 devotamente dedicò questo piccolo giardino ai grandi numi degli orti, a Bacco (padre Libero), alla sua compagna la dea Libera, a Priapo protettore degli orti (onorato pubblicamente solo a Lampsaco, data la prorompente e visibile sua sessualità), a Venere, a Pomona dea dei frutti, a Flora dea della fioritura. Questo Ludovico Roscio era figlio di Mino, nipote di Bartolomeo; il loro cognome più frequentemente è normalizzato in Russi,
Rossi, de Rossi; già in latino il nome della
gens Roscia doveva risalire al colore dei capelli di alcuni suoi antenati. Il nonno Bartolomeo acquistò i terreni su cui costruì la villa di famiglia (ancor oggi chiamata
Palazzo Rossi), ampliata poi dal figlio Mino; questa targa ci dice che il nipote Ludovico si dedicò al giardino;
sappiamo che dovette anche far fronte ai danni prodotti dal passaggio dei Lanzichenecchi nel 1527.
L'epigrafe rivela una buona cultura classica, indubbiamente legata alla stretta amicizia della famiglia con l'umanista
Filippo Beroaldo, a sua volta amico del grande scienziato-umanista
Ulisse Aldrovandi.