Figlio del rabbino di Firenze, medico oculista, continuò gli studi teologici fino a diventare vice rabbino a Milano e poi rabbino capo a Firenze; intanto le leggi razziali in Italia lo escludevano dalla professione. Dopo l'Armistizio si dedicò all'attività di
assistenza degli ebrei migrati in Italia per fuggire la deportazione già operante nei loro paesi d'origine. In una delle sedi dell'organizzazione benefica fu arrestato, assieme alle due figlie della
famiglia Lascar; venne poi deportato nel lager di Gross Rosen. Probabilmente morì in una delle "marce della morte", quando i prigionieri furono costretti a spostarsi a piedi nel gelo invernale per l'avanzata dell'Armata Rossa: i nazisti non volevano lasciare testimoni dei loro crimini.
Questa è una delle tante vittime dei lager nazisti di cui
l'artista tedesco Gunter Demnig ha voluto tramandare il nome con le sue
Stolpersteine (letteralmente tradotto significa "pietre da inciampo"): si tratta di cubetti di pietra
e ottone, sparsi nei marciapiedi di tutta Europa, ciascuno con
un nome inciso; in Italia ha incominciato da Roma, ricordando ebrei, zingari, omosessuali, antifascisti, carabinieri che da qui furono deportati nei lager e lì quasi tutti morirono di
stenti o furono uccisi. Questa pietra è stata posata 16/2/2022.